Perchè chiedere al tuo medico

 

Il ruolo del medico di famiglia nella prevenzione del fumo e nella terapia per smettere di fumare

 

L’osservatorio sul fumo del medico di famiglia
Il medico di famiglia incontra ogni anno l’80% dei suoi assistiti, cioè l’80% della popolazione generale di età superiore ai 14 anni. Un osservatorio completo rispetto al problema del tabagismo, con possibilità di interventi di educazione primaria sugli adolescenti (non iniziare) e di prevenzione secondaria sui fumatori (smettere), che rappresentano il 25% circa dei suoi pazienti. Il che significa, per un medico con 1000 assistiti, un campione di circa 250 fumatori. Dei suoi assistiti inoltre, il medico di famiglia dovrebbe sapere chi fuma e chi no, e per ciascun fumatore dovrebbe conoscere anche il “rischio individuale”, cioè quanto urgente può essere smettere di fumare per un dato paziente, come per chi è affetto da asma, diabete, bronchite cronica, ipertensione arteriosa, malattie cardiache e delle arterie. Pertanto potrebbe suggerire programmi personalizzati di cessazione, tanto più intensi, quanto più la situazione lo richiede.

 

Il medico di famiglia: un esperto di counseling.
Counseling: solo una decina di anni fa questa parola suscitava una certa irritazione nel medico di famiglia, che non aveva dimestichezza con le pratiche di supporto motivazionali, il cosiddetto “counseling”, cioè saper intervenire con consigli adeguati sulle abitudini e sugli stili di vita sbagliati dei pazienti.  
La situazione è decisamente cambiata da quando il fumo è diventato a tutti gli effetti una malattia e il fumatore un malato bisognoso di cure. La  tossicodipendenza da nicotina è quella che fa più danni di tutte le altre droghe messe insieme, ne dovrebbe essere consapevole tutta la categoria medica, che ha tutti gli strumenti necessari per affrontarla. Lo testimoniano le numerose iniziative delle società scientifiche di medicina generale negli ultimi 20 anni dedicate al problema, con numerose pubblicazioni e ricerche anche sui comportamenti dei medici di famiglia stessi rispetto al fumo e la partecipazione a iniziative nazionali in collaborazione con altre associazioni scientifiche. 
Recenti ricerche hanno dimostrato che la maggioranza dei medici di famiglia italiani considera il counseling sul fumo come una propria responsabilità, e hanno acquisito le competenze per aiutare a smettere di fumare.
Il counseling: rapporto medico->paziente o anche paziente->medico?.
Negli ultimi decenni le opinioni dei pazienti hanno assunto un rilievo sempre maggiore nel rapporto medico-paziente. Le decisioni rispetto alla scelta degli accertamenti e delle cure da intraprendere sono sempre più “mediate”. Ma non solo. Anche l’atteggiamento del medico e persino le sue conoscenze sono spesso integrate da informazioni che portano i pazienti. Così succede anche per la “responsabilità” verso il fumo di tabacco.
Può anche capitare che il medico non si dimostri abbastanza sensibile o impegnato, non sia cioè “proattivo”, come si usa dire , rispetto al problema. Qui devono entrare in gioco il fumatore o i suoi familiari, richiedendo espressamente al medico di effettuare un intervento sul fumo come fa per altre “malattie”. Cioè con una diagnosi e una terapia.
La diagnosi consiste nel fatto di chiedere al paziente da quanto tempo fuma e quanto fuma, di valutare l’importanza del rischio se coesistono malattie importanti. La terapia che tutti i medici sono chiamati a somministrare è il  “minimal advice” o consiglio di minima utilizzando lo schema delle “5A”. Se non è sufficiente, deve consigliare una terapia con i sostituti della nicotina, con bupropione o con l’ultimo ritrovato per smettere di fumare senza faticare troppo, la vareniclina.
E nessuna paura se il medico dovesse proporre una consulenza presso uno dei centri anti-fumo accreditati. Lì si trovano specialisti della cessazione in grado di fornire una gamma completa di terapie per smettere, soprattutto quelle di tipo cognitivo-comportamentale che sono molto importanti per ottenere un’elevata percentuale di successo.
Lo schema delle “5A”
Ask (chiedere): chiedere al paziente quando ha iniziato e quanto fuma
Advise (consigliare): discutere dei danni a breve e a lungo termine del tabacco e dei benefici della cessazione
Assess (valutare): valutare il grado di motivazione a smettere
Assist (aiutare): dare indicazioni su come smettere (stabilire la data di cessazione, iniziare una terapia adatta, rivolgersi al centro anti-fumo)
Arrange (organizzare): organizzare il piano per smettere e orientare il paziente nel percorso, che prevede sempre di fissare una data per smettere di fumare a partire dalla quale è obbligatoria l’astinenza.
PERCHE' CHIEDERE AL TUO MEDICO?
Con l'aiuto del medico la possibilità di smettere in maniera definitiva si può raddoppiare o quadruplicare.
Prova a chiedere un consiglio al tuo medico di famiglia.

DOTTORE COSA NE PENSA?
Risponde il Dott. Giovanni Invernizzi,
medico di famiglia e responsabile del Gruppo di studio per la prevenzione dei danni da fumo,
SIMG Società Italiana di Medicina Generale